Welcome to my life

Anna. 19. Musica-dipendente. Spirito del Sole.
Direi che così può bastare.

One last thing I beg you please just before you go,
I’ve watched you fly on paper wings halfway around the world
until they burned up in the atmosphere and sent you spiraling down,
landing somewhere far from here with no one else around
to catch you falling down…
and I’m looking at you now.
And I can’t tell if you’re laughing,
between each smile there’s a tear in your eye,
there’s a train leaving town in an hour,
it’s not waiting for you, and neither am I.
“Swing for the fences, son” he must have told you once,
but that was a conversation you took nothing from,
so raise your glass now, lets celebrate exactly what you’ve done,
just put off another day of knowing where you’re from,
you can catch up with yourself if you run…
And I can’t tell if you’re laughing,
between each smile there’s a tear in your eye,
there’s a train leaving town in an hour,
it’s not waiting for you, and neither am I.
Is this the life that you lead,
or the life that’s lead for you?
Will you take the road that’s been laid out before you?
Will we cross paths somewhere else tonight?
Somewhere else tonight…
And I can’t tell if you’re laughing,
between each smile there’s a tear in your eye,
there’s a train leaving town in an hour,
it’s not waiting for you, and neither am I.

Perché alla fine è vero, non so più che dire, nè cosa dirti, nè se dirti o meno qualcosa. No, non è più come un mese fa, scordatelo. E’ cambiato tutto, che tu lo voglia o no, e forse non è neanche vero che questo è realmente quel che volevi. Non ci credo nemmeno se mi implori in ginocchio. Cosa ti aspettavi? Attenzioni? Commenti? Messaggi? Ultieriori umiliazioni da parte mia? Delusioni senza fine…per cosa, poi? Perché? Ormai mi sono rassegnata, non troverò risposte, o meglio, le troverò, ne ho già trovate abbastanza, ma non grazie a te. Tu continuerai a chiuderti nel tuo mutismo e io cercherò di fare la parte di colei che sperimenta tutti i modi possibili per farti sputar fuori di bocca parole che abbiano un minimo di senso, ma di sensato qui non c’è mai stato nulla, mai.

“What are you talking about? America is not gonna be destroyed.”

“Never? Rome was destroyed. Greece was destroyed. Persia was destroyed. Spain was destroyed. All great countries are destroyed. Why not yours? How much longer do you think your own country will last? Forever?”

The fall.

La vita è imprevedibile. Un giorno ti ritrovi ad apprezzare quello che hai, e il giorno dopo c’è già altro al centro dei tuoi pensieri. Dovresti riflettere da subito sulla possibilità che un domani potresti vedere crollare davanti ai tuoi occhi ciò che hai costruito a fatica, perfetto o imperfetto che sia. Il problema è quando a sbriciolarsi è proprio qualcosa di perfetto -o almeno, così ritenevi che fosse. All’inizio sembra strano e impensabile immaginare anche solo lontanamente di arrivare ad accettare che ciò che è crollato ha fatto quella fine perché ti sbagliavi sul suo conto: non aveva nemmeno un minimo di perfezione in sè, ogni mattoncino aveva qualcosa di sbagliato, anche se a lavori iniziati sembrava che tutto procedesse nel migliore dei modi possibili. Costruisci, costruisci, e poi un bel giorno casca tutto senza un minimo di preavviso. Riprovi a rimettere insieme i singoli pezzettini, ma sembrano non reggere il peso gli uni degli altri. Provi di nuovo, ma niente. Arrivi a umiliarti pensando che quel cumulo di mattoncini frantumati valgano le ore interminabili e struggenti passate all’aria aperta, con qualsiasi condizione atmosferica, con la speranza di riuscire a ricostruire ciò che avevi pazientemente tirato su col tempo, ma ancora una volta non c’è nulla da fare. Non ti arrendi e ritenti, ma il risultato ormai si sa. I passanti ti deridono e non capisci perché, e ti limiti a osservare con disprezzo e con rassegnazione quel mucchio di sassi che ben presto arriverai ad abbandonare lì in mezzo al nulla, proprio dove li hai trovati, dove li hai squadrati con cura, e proprio dove avresti voluto destinarli ad usi migliori. Poi però un bel giorno ti arrendi, nonostante tutto, con la consapevolezza di averci provato fino alla fine. Avresti dovuto accorgerti fin dall’inizio che l’errore non eri tu, tu eri fin troppo perfetta, ti sei rimboccata le maniche fin troppo a lungo e avresti dovuto far crollare giù tutto al primo segno di cedimento, sei stata tanto, troppo paziente, hai perso tempo, hai dato troppa fiducia a cose inanimate e infondate, e hai fatto tutto da sola senza aiuti nè nulla del genere. L’importante è essere riuscita a polverizzare quegli stupidi mattoncini incompatibili per natura, una volta per tutte. Guardandoti indietro puoi anche dire che ciò che stavi cercando di costruire non aveva forma, nè consistenza, nè senso. E osservando con più attenzione puoi aggiungere quasi con fierezza che quella specie di costruzione tirata su nel mezzo del mezzo del nulla, per la quale hai sputato sangue e hai sacrificato tutta te stessa, non aveva nemmeno un bell’aspetto.

This isn’t giving up, no, this is letting go…

…se fosse per davvero un “letting go”, molto probabilmente non sarei ancora qui a fare i conti con gli stessi tormenti di (ormai) un mese fa. Se però non lo fosse per niente, presumo che non avrei mai avuto l’idea di scrivere righe del genere. Mettiamola così: è entrambe le possibilità.

Una cosa è certa, però: ti sto mettendo via. Ti sto riservando meno spazio, anche se forse non ti meriteresti nemmeno questo. Sto rispondendo a quell’addio che mi hai gettato addosso stentatamente, e ti sto ripagando con la stessa moneta: l’indifferenza. Proprio perché sei troppo indifferente continuerai a fregartene anche di quello che ho appena scritto, e a maggior ragione, indifferenza permettendo, non ti passerà nemmeno per la testa che quella povera sfortunata con cui sei stato e bla bla bla trascorre le giornate a scrivere cavolate sul tuo conto. Ho indovinato? Suppongo di sì, ma non troverò risposta proprio per il motivo che ho appena citato sopra.

Dicevo? Ah sì, che ti sto mettendo via. Da parte, in disparte, ora come ora non hai proprio più parte nella mia vita, e tantomeno fai parte di essa. Incredibile o no, strano o meno, è così. E’ strano pure per me, ma è così. L’hai voluto tu, ultimamente sembrava essere diventato il tuo sogno nel cassetto. Ci sei quasi riuscito, complimenti, davvero, neanch’io ci avrei sperato. Clap clap, tanti applausi, e ancora congratulazioni.

Il peggio sembra essere passato, ora si riparte. Con le cicatrici e le ferite ancora aperte, certo, ma si riparte.

“I don’t hate you”

It kills me not to know this but I’ve all but just forgotten
What the color of her eyes were and her scars or how she got them
As the telling signs of age rain down a single tear is dropping
Through the valleys of an aging face that this world has forgotten
There is no reconciliation that will put me in my place
And there is no time like the present to drink these draining seconds
But seldom do these words ring true when I’m constantly failing you
Like walls that we just can’t break through until we disappear

So tell me now
If this ain’t love then how do we get out?
Because I don’t know
That’s when she said: ”I don’t hate you boy
I just want to save you while there’s still something left to save”
That’s when I told her: “I love you girl
But I’m not the answer to the questions that you still have”

But the day pressed on like crushing weights
For no man does it ever wait
Like memories of dying days
That deafen us like hurricanes
Bathed in flames we held the brand
Uncurled the fingers in your hand
Pressed into the flesh like sand
Now do you understand?

So tell me now
If this ain’t love then how do we get out?
Because I don’t know
That’s when she said: “I don’t hate you boy
I just want to save you while there’s still something left to save”
That’s when I told her: “I love you girl
But I’m not the answer to the questions that you still have”

1000 miles away
There’s nothing left to say
But so much left that I don’t know
We never had a choice
This world is too much noise
It takes me under
It takes me under once again
I don’t hate you
I don’t hate you

So tell me now
If this ain’t love then how do we get out?
Because I don’t know
That’s when she said: “I don’t hate you boy
I just want to save you while there’s still something left to save”
That’s when I told her: “I love you girl
But I’m not the answer to the questions that you still have”

I don’t hate you
I don’t hate you, no

[Rise Against, Savior]

Te l’ho mai detto?

Ti ho mai detto che non ti sopporto? Ti ho mai detto che non mi sei mai andata giù nemmeno per mezzo secondo da quando ci conosciamo? Ti ho mai detto che sei inutile, e che quando servivi veramente non hai fatto il tuo dovere? Ti ho mai detto che non ti merita? E che quella sera ti avrei riempito di legnate, te l’ho mai detto? Non ho mai tollerato il tuo modo di fare, il tuo modo di ridere, e nemmeno il tuo modo di vestirti. Neanche il tuo nome, se è per questo. Per non parlare di tutti i sorrisetti finti, e delle domande nella speranza che non mi accorgessi che le risposte ormai le conoscevi già, e pure nei dettagli. Sicura che verrà da te quando avrà bisogno? Sicura che tu ci sarai sempre per lui? Non ho mai sopportato che tu non sopportassi me. Per lo meno è stato (ed è) tutto reciproco. Tanto aspetta, andrà male pure la tua, nulla è per sempre. Mi raccomando, tienitelo ben stretto adesso che è tutto per te. Non sia mai che arrivi un’altra a portartelo via.

Ti ho mai detto che ci conosciamo da anni e anni e che mi sarei aspettata un comportamento un po’ diverso da parte tua? Ti credi importante? Ti do una brutta notizia: il mondo non gira intorno a te. E per fortuna. Dei tuoi falsi consigli me ne faccio poco e niente, dovresti accorgertene da sola, hai quasi vent’anni per un motivo. No, quel ragazzo non ti fila, mettitelo in testa una volta per tutte. Non gli sei mai piaciuta, e mai gli piacerai. Amici, stop. Non è difficile da capire. A quell’altro interessi solo per una cosa, quella cosa. Prima o poi si stuferà dei tuoi “no” e ti ritroverai a piangere, e finalmente sarò io a sbatterti in faccia un bellissimo “te l’avevo detto!”. Mi hai mai detto come stavano i fatti? O ti sei limitata a fare la pessima figura che stai continuando a portare avanti come se nulla fosse? Non è che se non te ne parlo non ci penso più, anzi. Non è che se spendi tutte le tue forze per dirmi con voce sprezzante ciò che credi sia giusto per me, io la penso automaticamente allo stesso modo senza pormi domande a riguardo. Te l’ho mai detto che si vedeva lontano un miglio che stavi morendo dentro? I sorrisetti di circostanza e le frasi fatte non sempre riescono a nascondere il tuo vero stato d’animo.

Te l’ho mai detto che ti credevo diversa? Pensa te, ero arrivata a considerarti come un’amica. Le persone si rivelano per quello che sono quando ormai è troppo tardi per tornare indietro per rimediare a certi sbagli che non si rifarebbero nemmeno sotto tortura. Se potessi rivivrei quel giorno solo per trattenermi dal confidarti ogni singolo mio tormento. Io ci sono stata per te, tu pure, per me, ma a modo tuo. Avrei preferito che ti fossi fatta gli affari tuoi in un certo senso. Se vuoi fare tutto di nascosto, per lo meno fallo bene. Se vuoi dirmelo apertamente, dimmelo. Le vie di mezzo non mi sono mai piaciute, ma vedo che nessuno l’ha capito. Te l’ho mai detto che è inutile che tu sprechi fiato per fare la finta moralista, quando in realtà ciò che pensi è l’esatto contrario? Te l’ho mai detto che sei caduta in basso anche tu, e che non l’avrei mai e poi mai immaginato, neanche lontanamente? Ti ho mai detto che mi hai delusa? Credevi di non farmi stare male, ma l’effetto che hai ottenuto è totalmente diverso, mi dispiace per te.

In un certo senso me ne frego pure, non ne vale più la pena.

Never say never -parte II.

Stiamo giocando a chi si fa più male, è inutile negarlo. Non ci sono regole, non ci sono premi, e a dire il vero non sappiamo nemmeno perché ci stiamo facendo guerra da soli. Zero motivi, zero obiettivi…anche la speranza se n’è andata. Eppure siamo qui, diversamente da come avremmo pensato, certo, ma siamo ancora qui, e in fin dei conti sembra che non ce ne andremo presto. In cuore tuo sai che è così, c’è poco da fare se ti obbligano ad ascoltarli e a mettere da parte quel minimo di convinzione che ti è rimasta, e prima o poi te ne renderai conto. La bella notizia è che ho iniziato a conoscere la parte di te che mi hai sempre tenuto nascosta, anche se ad essere sincera non avrei mai voluto scoprirla. La brutta notizia è che questo può condizionare ciò che verrà dopo, ammesso che ci sarà un “dopo” allo schifo in cui mi hai abbandonata. Dai tempo al tempo. Poi mi dirai se così ti diverti ancora.

Do you know how we used to get so high?

Mi ritrovo stranamente ad essere sempre l’unica che fa caso alle ricorrenze di eventi che per me hanno significato qualcosa. Non che per gli altri al momento non siano state cose importantissime o che, ma semplicemente vedo che intorno a me fanno tutti più caso al presente e non alle cose belle del passato. Io di solito mi butto più su quelle brutte, ma quando capita raramente di ricordarmi con un sorriso da orecchio a orecchio una giornata spettacolare mi ricordo anche chiunque fosse coinvolto. Non è malinconia, nè rimorsi o rimpianti, nè tristezza, nè niente, anzi, forse gratitudine o comunque il semplice portarmi un sorriso in faccia. Ma a parte questo mi dispiace come un evento significativo non sia stato nè ricordato nè celebrato. O forse si, ma senza il ricordo di me. (Sono tutti occupati col presente? Perché invece io lo lascio sempre andare via?)

Eppure, mi sentivo così protagonista….

Penso che rimarrò qui e festeggerò, come sempre, con la persona a cui devo la maggior parte del divertimento di quella sera: me.

…e alla fine non si piange neanche più.

Alla fine arrivi a porti ogni sorta di domanda pur sapendo che le risposte che troverai (ammesso che le troverai) saranno tutt’altro che dietro l’angolo. Forse quelle risposte non sono realmente l’oggetto della tua ricerca, forse non ne hai nemmeno bisogno, e un giorno te ne accorgerai. Ormai non ha più senso. Alla fine, la fine è arrivata, come al solito sempre alla fine, sennò non si chiamerebbe nemmeno “fine” ma avrebbe un altro nome, penso. Alla fine forse era già segnata da un pezzo e non hai saputo coglierla, o meglio, avevi troppa speranza in corpo per poterla accettare. Alla fine pure la speranza ha conosciuto la sua fine, e alla fine ci siamo detti tutto, o almeno presumo che sia stato così. Alla fine è andata come doveva andare, o forse no, o meglio, il “forse no” non è altro che un residuo della speranza di cui parlavo qualche riga sopra e che mi ha accompagnato per un buon numero di post precedenti. Alla fine forse non ha nemmeno più senso che io stia qui a scrivere, o forse sì, forse invece ha senso quello che faccio, anche se per te il senso non esiste più. Alla fine le parole mancano, sono sempre mancate nei momenti in cui servivano, e si sono sempre presentate quando ormai era troppo tardi per accettare che si fossero fatte vive. Alla fine le uniche parole che hai sono quelle che ti vengono dette da chi non dovrebbe dirti proprio un cazzo, perché si sa, ad aprir bocca sono sempre le persone meno adatte e meno esperte e meno informate e meno tutto quello che volete aggiungere all’avverbio “meno”. Mi sa che di questo passo per sfogarmi menerò qualcuno, giusto per restare in tema, ma so già che conoscendomi non lo farò, pure io sono tra quelle persone che parlano, parlano e basta senza concretizzare mai niente, ma forse è meglio così, sennò chissà dove sarei in questo istante. Alla fine non sai nemmeno tu cosa provi, se quello che hai in petto è odio, rancore, amore, odio, speranza, odio, rabbia, amore, odio, e se non lo sai tu figuriamoci gli altri, ti viene da pensare. Alla fine forse stai pensando a tutto fuorché a quello a cui dovresti pensare, ovvero che domani prenderai un bel 2 se non ti schiodi da questo fottuto pc, ma vedo che più di tanto forse l’averlo appena scritto non ti darà una mossa a farlo. Alla fine se tornassi indietro rifaresti tutto, o forse no, forse non rifaresti proprio nulla, forse adesso tu saresti al suo posto e lui al tuo, forse se avessi detto “no” adesso staresti meglio, nonostante tutto, ma non puoi saperlo e non potrai mai capire se sarebbe stato così o meno. Alla fine manca un giorno a quella data e ti senti morire dentro, ma ormai hai scartavetrato le palle a troppa gente e forse sarebbe ora che scartavetrassi un po’ le tue e basta. Alla fine non sai nemmeno più cosa augurare agli altri, e se augurare loro qualcosa, ma forse non sarebbe nemmeno giusto, in fondo che colpa ne hanno loro… In fondo la colpa non è di nessuno, facciamola finita, prendiamone atto. Ne prenderai atto, ma non adesso, o forse potresti farlo pure ora, sì, la verità è che non lo vuoi veramente, eppure sai cos’è giusto per te adesso anche se ti riesce solo fare l’esatto contrario. Ormai non c’è più nè il giusto nè lo sbagliato, c’è solo il prima e il dopo. Alla fine questo post si è rivelato più fallimentare di tutti gli altri messi insieme, ma tant’è. Alla fine canti anche se sei stonata, pur sapendo che non arriverai mai a quelle note troppo alte che ti sforzi di riprodurre come si dovrebbe, ma il verbo “dovere” a te non è mai piaciuto, hai sempre preferito “potere”, e continui a preferirlo anche se ora le cose che puoi fare sembrano contarsi sulle dita di una mano. Mani disastrate e segnate, ma pur sempre mani sono. Alla fine ti viene pure da ridere per certe cose che leggi, e ridi anche pensando che forse in questo momento c’è qualcun altro che sta ridendo di te alle tue bellissime spalle. Alla fine la grammatica, la punteggiatura e il lessico stanno diventando un fottutissimo optional e continuerò ad infischiarmene, almeno per stasera. Alla fine ripensare al passato non riporterà le cose al loro posto, e nemmeno dimenticare lo farà, perché di per sè non si può nemmeno dimenticare completamente, quindi sarebbe inutile. Alla fine ho perso i messaggi più belli e mi restano gli ultimi, quelli più brutti, o meglio, quelli che non avrei mai voluto ricevere…strana, la vita. Alla fine i regali rimangono, le canzoni pure, i numeri sul calendario non li schiodi e alcune amicizie deludono, eccome se deludono. Alla fine l’unica persona sincera sei stata tu, e di odiarti non ci penso proprio, e finché ti chiameranno cretino, stronzo, insensibile, senza cuore, bastardo, chiamerò loro in questo modo, anche se apparentemente sembrerebbe un enorme paradosso. Alla fine farai la parte della depressa per un po’, e alla fine della storia pure la nostra storia è finita e siamo tornati ad essere quello che eravamo un tempo, ma prima del nostro tempo.

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